Con l’annuncio del premio alla carriera che sarà assegnato quest’anno a Lina Wertmuller, la prima donna a ricevere la nomination all’Oscar nella blindata categoria della miglior regia, è apparso a tutti chiaro che sarà un anno favorevole per il contributo offerto dalle registe, il cui lavoro è stato spesso osteggiato se non minimizzato. I numeri parlano chiaro, su 91 edizioni solo 5 donne hanno conquistato la nomination come miglior regista: Lina Wertmuller (1977, Pasqualino Settebelezze), Jane Campion (1994, Lezioni di piano), Sofia Coppola (2004, Lost in Translation), Greta Gerwig (2017, Lady Bird) e Katryn Bigelow (2010, The Hurt Locker) che è stata l’unica a vincerlo.

Nella scorsa Award season le donne registe hanno conquistato numerosi riconoscimenti lasciando supporre ad una successiva apertura da parte degli Academy che però non è avvenuta, nonostante l’anno prima grazie a movimenti come #MeToo e #TimesUp sembrava che il corso fosse cambiato. La più accreditata era Lynne Ramsey per You Were Never Really Here con protagonista Joaquin Phoenix (miglior attore al Festival di Cannes) dopo aver vinto il Los Angeles Online Film Critics Society Award e il Boston Society of Film Critics Award. Più distanti ma comunque apprezzate: Debra Granik per Leave No Trace (Bonnie Award agli Spirit Awards) e Chloé Zao per The Rider, vincitrice del prestigioso National Society of Film Critic Award.

Quest’anno però le cose potrebbero cambiare…..ma quali sono le registe che hanno più chance di entrare in questa categoria?

Oscar 2020, le 5 migliori registe da tenere d’occhio

1.Kasi Lemmons (Harriet): grazie all’attesa pellicola Harriet (l’uscita americana è prevista per il 1 novembre) sulla leggendaria figura di Harriet Tubman, da schiava delle piantagioni ad una delle grandi eroine d’America, la Lemmons potrebbe essere la prima regista afro-americana a conquistare la nomination agli Oscar nella blindatissima categoria miglior regia. La Lemmons come regista ha incuriosito fin dai suoi esordi la critica americana. In tal senso nel 1997 con il film Eve’s Bayou ha vinto numerosi riconoscimenti: dal premio come miglior regia ai Black Film Awards all’Independent Spirit Award e al National Board of Review come miglior opera prima. Successivamente si è distinta per il suo lavoro in Talk to me vincendo l’African American Film Critics Association come miglior regista.

 

2Lulu Wang (The Farewell): dopo l’ottimo successo ottenuto al Sundance Film Festival nella sezione Dramatic Competition, The Farewell ha conquistato la critica americana influenzando i numeri al botteghino, per poi ottenere alte valutazioni sugli aggregatori di recensioni come Rotten Tomatoes (99%) e Metacritic (90/100 su 43 recensioni da parte dei critici – 8.7/10 sul punteggio totale espresso dagli iscritti). Dato il clamore suscitato negli States da questo film, si parla di un vero e proprio caso cinematografico al punto che potrebbe essere uno dei principali competitors per gli Oscar 2020. In particolare la nomination di Lulu Wang come miglior regista sarebbe sicuramente un ottimo segnale di inclusione, regalandole al suo terzo film la possibilità di entrare nella Storia degli Oscar.

 

3.Marielle Heller (A Beautiful Day in the Neighborhood): dopo aver sfornato due piccoli cult come The Diary of a Teenage Girl (miglior opera prima agli Spirit Awards) e Copia Originale (3 nomination agli Oscar, miglior regia agli Alliance of Women Film Journalists), la Heller potrebbe ancora lasciare il segno e chissà conquistare una meritata candidatura come miglior regista. Complice l’atteso film A Beautiful Day in the Neighborhood con protagonista Tom Hanks, ispirato al recente documentario di gran successo sulla figura di Rogers dal titolo analogo Won’t You Be My Neighbor?“

 

4.Greta Gerwig (Piccole Donne)

Dopo il trionfale esordio dietro la macchina da presa con la commedia agro-dolce Lady Bird (non contando il dramma Nights and Weekends codiretto con Joe Swanberg) che le ha consentito di conquistare la nomination all’Oscar come miglior regista, diventando la 3 donna americana ad ottenere la candidatura nella storia di questa categoria, Greta Gerwig potrebbe fare il bis, complice il suo attesissimo contributo nell’ottavo adattamento del romanzo del 1868 di Louisa May Alcott, Piccole Donne. Sarebbe la prima donna a conquistare la candidatura come miglior regista per ben due volte.

 

-Chinonye Chukwu (Clemency)

Al secondo lungometraggio e dopo una serie di cortometraggi convincenti, Chinonye Chukwu potrebbe finalmente ottenere l’attenzione che merita, complice il suo incredibile lavoro nel premiato film Clemency (ha vinto il Gran Premio della Giuria nella sezione Drama Competion dell’ultimo Sundance Film Festival)

 

Seguono Alma Har’el per Honey Boy, Reed Morano per The Rhythm Section, Melina Matsoukas per Queen e Slim, Celinne Sciamma per Portrait de la jeune fille en feu per e Joanna Hogg per The Souvenir.